Tentativi vani

 



Provateci voi a

mantenere le distanze dai

pensieri tossici, ad

azzittire i sensi di colpa, a

relegare in un cassetto la vergogna.


Provateci voi a

non condividere i sogni con

chi non riesce mai a realizzarne di suoi.


Provateci voi a

stanare dagli angoli del cuore chi

dovreste aver già lasciato andare.


Provateci voi a

procedere dritto ad

occhi chiusi davanti all’ipocrisia.


Provateci voi a

cucirvi la bocca davanti

alle provocazioni, a

turarvi le orecchie mentre

vi urlano critiche sterili.


Provateci voi a

spalancare le finestre per

avere vedute meno strette ma

al contempo tener fuori l'aria stantia senza

la quale morireste di asfissia.


Provateci voi a

frequentare solo persone migliori di voi in

fatti, parole, opere e missioni.


Provateci voi a

evitare in ogni modo il

contatto con

qualunquisti,

perbenisti,

pressappochisti, con

chi è sempre in cerca di una scusa, con

chi si nutre di lamento e accidia.


Davvero credete si

possa farsi contagiare solo dagli

inquieti, dai

poeti, dagli

acrobati del possibile, da

chi soffre della smania del

fare, del

dire, dell'

essere, del

sognare.


Davvero pensate sia

possibile stare sempre nel

recinto di chi vuole vivere, che

esistano strumenti per

abbattere i muri della melancolia.


Non esistono regole preventive per

non ammalarsi, che

sia di morte, d'

amore, di

solitudine, di

dolore, della

semplice

ordinaria

dozzinale

voglia di

star male.

Autoritratto




Ho combattuto guerre

con la foga di un leone che

atterra le sue prede

con l’istinto di un felino

l’astuzia di una volpe.


Ho affrontato Satana

e gli Angeli maledetti

e ho piegato Dio

al mio volere insano,

romantico

e ribelle.


Ho condotto

legioni di guerrieri

di Santi protettori

di draghi

maghi e

demoni

e consiglieri del Signore.


Ho guidato cocchi

tra piogge di dardi in fiamme

carri cingolati

tra lo scrosciare delle bombe atomiche

e navi da combattimento

tra il bagliore dei raggi laser.


Ho ricucito le ferite

col filo spinato delle barricate

e tamponato il sangue

che a fiotti usciva, nero

con gli stracci dei compagni al mio fianco

morti dilaniati.


Imperterrita, la pioggia

ha lavato i miei peccati

mentre insolente, il sole

inaridiva l’anima

braccata dai rimorsi ma

fatta salva dai rimpianti.


Ho imparato che il denaro

può corrompere anche Cristo

ma non può comprarci

tutto ciò che abbiamo perso

e che

gli errori del passato

non ci insegnano il futuro

perché di errori

nel futuro

ne faremo sempre nuovi.


Ho amato donne

con la passione di un momento

per poi dimenticarle

per la durata di una vita.


Ho sfidato ideologie

e cambiato opinioni

spostato fiumi col pensiero

aperto varchi con sudore.


Sono salito oltre gli strati radi dell’aria

oltre i confini delle sfere stellate

e quando respiravo, la Morte

come un fiume di sangue

invisibile

scendeva nei polmoni

con un lamento sordo.


Le stelle le ho contate

cento volte

e ogni giorno

cento stelle si spegnevano

ma mille nuovi astri

nel firmamento prendevan posto.


Tra il bagliore delle spade

offuscate dal sangue raggrumato

dei nemici

e le urla esaltate

dei sudditi fedeli

ho varcato trionfante i cancelli delle stelle

per attraversare infine lo spazio

il tempo

e l’esistenza incomparabile

dell’Universo stesso.


E lo spazio incommensurabile

nella mia mano si è compresso.


E il tempo inarrestabile

al mio cospetto si è arrestato.


Solo la Morte, infaticabile

svolge zelante

l’ingrato compito.


La Morte e

forse

l’Amore...

 








Io tento una vita

eppure ancora

come verme

inerme

mi ritrovo a masticare

terra

d’urina altrui

intrisa

e siccome

il mio tormento

rimane incompreso

da chi m’ha messo

al mondo

e da chi ha giurato

di starmi accanto

davanti a chi

questo cazzo di mondo

l’ha creato

mi faccio nulla

perché fa più rumore

un cuore che

all’improvviso

risuona a vuoto

di un corpo scosso

ogni secondo

dalle tempeste

del mio sangue

rosso

come rosso è il sangue stesso

di questo sporco

mondo